COME FARSI NEMICA SGOMEA
Tutta l'impalcatura affettiva ed educativa di mia madre poggia su un unico pilastro.
Il cibo.
Dal giorno del suo matrimonio (in relazione a mio padre) e da quello della nostra nascita (in relazione a me e mio fratello) il suo linguaggio per parlarci dello sconfinato amore che provava per noi è stato di tipo gastronomico.
Sgomèa, più ti ama e più ti nutre. Più desidera farti sentire importante per lei e più ti alimenta. Più cerca di darti affetto e più ti ingozza.
Vivevamo ancora tutti e quattro sotto lo stesso tetto quando quella donna, tutte le sante mattine, aspettandoci nel cucinotto dove consumavamo la colazione che lei stessa (a volte il babbo) ci aveva preparato, prima ancora che con un auspicabile "Buongiorno!", ci accoglieva con una delle domande più rivoltanti, vista l'ora: "Icché vi fo per desinare?".
"O mamma, peppiacere" la supplicavo.
"O mamma, gnamo" le diceva il Rondine.
"M'è avanzato il sugo di conigliolo di ieri: vi ci salto du' penne?" insisteva quella, finché inforcavamo l'uscio di casa e sparivamo per l'intera mattinata.
Non ci ha mai fatto mettere a tavola senza (come minimo) quattro portate. I contorni con lei sono sempre come minimo doppi. Ma spesso tripli. Da non escludere l'ipotesi quadrupla.
Uno degli errori più gravi che potevi commettere con Sgomèa ai fornelli, era farle sentiti complimenti per una nuova pietanza presentata in tavola per la prima volta.
"Buonissimo!".
"Favoloso!".
"Eccezionale!".
Era la fine.
Per un mese ti ripropinava la ricetta, lei gonfia d'orgoglio per aver conquistato il tuo palato (e quindi il tuo cuore), tu gonfio per le calorie ingurgitate.
Perché, per Sgomèa, la cucina è bona solo quando è unta. Con un "C" d'olio lei ci si bagna la punta del mignolo. Nelle sue padelle, Sgomèa arrovescia tutto l'alfabeto.
Dopo che hai mangiato alla sua mensa, la lingua ti si fa inspiegabilmente felpata e tale ti resta fino al pasto successivo, quando ti si rifelperà, ma sulla base di un nuovo sapore.
"Sgomèa è Sgomèa e in cucina la va lasciata fare", ha sempre detto a tutti Tom Tom Daddy, con fiera superbia, ammollando a quella donna iperproduttiva delle ricche tastate di culo.
Se sei sua figlia, non hai possibilità alcuna di essere odiata, malvoluta, poco sopportata da Sgomèa. Perché l'amore di Sgomèa è grande e va oltre tutto e oltre tutti, anche oltre se stessa.
Però, non dirle mai una cosa.
"Questa frittata la ummi garba, mamma. Che t'offendi se 'un la mangio?".
Gliel'ho detto ieri sera, mentre garrula e leggera chiacchieravo col mio babbo informandomi sulle dinamiche dell'incidente in cui è rimasto coinvolto.
"Oh, la citta l'ha ragione: la ummi garba nemmeno a me!" ha fatto eco lui.
Indi, inclinati i piatti, le abbiamo arrovesciato i nostri due triangoloni sul suo, ridendo come due ragazzini.
Allibita, costernata, esterrefatta, sconvolta, incredula, Sgomèa ha assunto un'espressione così grave da farci temere un attacco di afonia da shoc.
Perfettamente in grado di esprimersi, invece, costei ha detto: "Siete una coppia di stronzi, andate affanculo".
Ora so che lei mi odia.
Io mi ci diverto da morire.