CHE MAMME
Senza togliere nulla alle mamme dei ragazzi di terza (con cui ormai ci diamo del tu dall'anno scorso), mi sto rendendo conto che le mamme dei primini sono eccezionali (il che ampiamente spiega l'eccezionalità dei loro figli).
Stamani per esempio ne ho conosciuta una nuova.
A lei sembrava di conoscermi da sempre, perché ha letto il libro e segue quotidianamente il blog.
"Sì, perché quando insegnavo alle superiori..." le dicevo.
"Lo so, lo so!" ridacchiava lei.
"Sì, perché quando andavo a scuola io...".
"Lo so, lo so!".
"Sì, perché anche il mio vicino di casa, un certo Pìgola, che fa il cuoco...".
"Lo so, lo so...".
Ci siamo anche abbracciate e date un bacio a destra e uno a sinistra.
Troppo?
Non capita mica tutti i giorni di stringere la mano per la prima volta a una persna e, dopo tre minuti, provare la gradevole sensazione di capirsi, condividersi e apprezzarsi.
"Professoressa, la mia mamma le manda questo" ha detto poi un primino all'inizio della lezione di Grammatica.
Era una fotocopia A3 con l'articolo uscito ieri sulla pagina della cultura di Repubblica e parlava di Pennac.
Il modo indicativo ha dovuto attendere che noi ci godessimo qualche passo del nuovo testo di un ex somaro, diventato poi ottimo professore e validissimo scrittore.
"Quando non ero l'ultimo della classe, ero il penultimo. Refrattario dapprima all'aritmetica, poi alla matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione delle date e alla localizzazione dei luoghi geografici, inadatto all'apprendimento delle lingue straniere, ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti), portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati né dalla musica, né dallo sport né peraltro da alcuna attività parascolastica".
"MA ALLORA VUOL DIRE CHE TUTTI NOI ABBIAMO UNA POSSIBILITA'!" ha urlato un primino tra gli ultimi banchi.
Consolati ed esaltati dalla speranzosa prospettiva, siamo partiti con io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono.
