Antonella

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testo: gli alunni della profe con la partecipazione straordinaria di Dante Alighieri
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venerdì, 09 maggio 2008

COME FARSI NEMICA SGOMEA

Tutta l'impalcatura affettiva ed educativa di mia madre poggia su un unico pilastro.

Il cibo.

Dal giorno del suo matrimonio (in relazione a mio padre) e da quello della nostra nascita (in relazione a me e mio fratello) il suo linguaggio per parlarci dello sconfinato amore che provava per noi è stato di tipo gastronomico.

Sgomèa, più ti ama e più ti nutre. Più desidera farti sentire importante per lei e più ti alimenta. Più cerca di darti affetto e più ti ingozza.

Vivevamo ancora tutti e quattro sotto lo stesso tetto quando quella donna, tutte le sante mattine, aspettandoci nel cucinotto dove consumavamo la colazione che lei stessa (a volte il babbo) ci aveva preparato, prima ancora che con un auspicabile "Buongiorno!", ci accoglieva con una delle domande più rivoltanti, vista l'ora: "Icché vi fo per desinare?".

"O mamma, peppiacere" la supplicavo.

"O mamma, gnamo" le diceva il Rondine.

"M'è avanzato il sugo di conigliolo di ieri: vi ci salto du' penne?" insisteva quella, finché inforcavamo l'uscio di casa e sparivamo per l'intera mattinata.

Non ci ha mai fatto mettere a tavola senza (come minimo) quattro portate. I contorni con lei sono sempre come minimo doppi. Ma spesso tripli. Da non escludere l'ipotesi quadrupla.

Uno degli errori più gravi che potevi commettere con Sgomèa ai fornelli, era farle sentiti complimenti per una nuova pietanza presentata in tavola per la prima volta.

"Buonissimo!".
"Favoloso!".
"Eccezionale!".

Era la fine.

Per un mese ti ripropinava la ricetta, lei gonfia d'orgoglio per aver conquistato il tuo palato (e quindi il tuo cuore), tu gonfio per le calorie ingurgitate.

Perché, per Sgomèa, la cucina è bona solo quando è unta. Con un "C" d'olio lei ci si bagna la punta del mignolo. Nelle sue padelle, Sgomèa arrovescia tutto l'alfabeto.

Dopo che hai mangiato alla sua mensa, la lingua ti si fa inspiegabilmente felpata e tale ti resta fino al pasto successivo, quando ti si rifelperà, ma sulla base di un nuovo sapore.

"Sgomèa è Sgomèa e in cucina la va lasciata fare", ha sempre detto a tutti Tom Tom Daddy, con fiera superbia, ammollando a quella donna iperproduttiva delle ricche tastate di culo.

Se sei sua figlia, non hai possibilità alcuna di essere odiata, malvoluta, poco sopportata da Sgomèa. Perché l'amore di Sgomèa è grande e va oltre tutto e oltre tutti, anche oltre se stessa.

Però, non dirle mai una cosa.

"Questa frittata la ummi garba, mamma. Che t'offendi se 'un la mangio?".

Gliel'ho detto ieri sera, mentre garrula e leggera chiacchieravo col mio babbo informandomi sulle dinamiche dell'incidente in cui è rimasto coinvolto.

"Oh, la citta l'ha ragione: la ummi garba nemmeno a me!" ha fatto eco lui.

Indi, piegati i piatti, le abbiamo arrovesciato i nostri due triangoloni sul suo, ridendo come due ragazzini.

Allibita, costernata, esterrefatta, sconvolta, incredula, Sgomèa ha assunto un'espressione così grave da farci temere un attacco di afonia da shoc.

Perfettamente in grado di esprimersi, invece, costei ha detto: "Siete una coppia di stronzi, andate affanculo".

Ora so che lei mi odia.

Io mi ci diverto da morire.



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categorie: parentado
giovedì, 08 maggio 2008

DI COME TOM TOM DADDY S'E' ROVINATO IL VISO IN SEGUITO A UNA BOCCATA IN TERRA

Nulla, praticamente è andata così.

Lui passeggiava in pineta (la bellissima lingua di verde punteggiata da altissimi pini che costeggia l'Arno d'argento a San Giovanni).

Gina, la cana più brutta del mondo, priva di guinzaglio e libera di spiscicchiare qua e là ai piedi di ogni albero.

Il mio babbo, flemmatico e riflessivo come consuetudine impone, pensieri fitti in testa, aria seria, passo misurato, mani in tasca.

Appunto.

Mani in tasca.

Improvvisa, una radice di pino. Alta, sporgente, nodosa.

Vistosa.

Ma lui (ahi ahi ahi) non l'ha vista.

In una rapidissima successione: l'inciampo, l'inutile preoccupata imprecazione, l'impossibilità di liberare le mani dalle tasche e di anteporle alla caduta del corpo, il tonfo.

Una boccata epica.

Adesso giace per divani e materassi domestici, indolenzito e gonfio, violaceo e tumefatto, fasciato e incerottato.

La cana Gina si domanda ancora come ciò possa essere accaduto e soprattutto quali conseguenze comporterà l'incidente sulle sue uscite quotidiane.

La spietata Sgomèa liquida il drammatico episodio con il cinico commento "E poi tutt'offendi se ti chiamo piedino dorce ".

Urge visita e autoinvito a cena per questa sera stessa.


postato da: laprofepuntoit alle ore 17:19 | p-link | commenti (32): inline | commenti (32): popup
categorie: parentado
giovedì, 08 maggio 2008

ICCHE' CI VA, CI VOLE

Non ci mancava che lei.

Ora siamo pronti per esprimerci attingendo da una delle seguenti espressioni squisitamente locali:

- siamo bell'e d'i' gatto
- l'ha' vorsuta la briciletta? o pedala!
- i' mal vorsuto unn'è mai troppo
- sarà,  ma i' contadin  l'auzz'i'palo
- mi par mill'anni di cascare pe' vede' icché mi so' fatto
- a' i' brodo si vede se l'è pecora
- poerannoi...
- madonninabenedettessanta
- la mi puzza
- bada che laoro
- ma che l'è stata a scuola dalla Biba?!
- tumm'ha'addi'tté
- chi unn'ha cervell'abbia gambe
- giùeee...

Buon lavoro a tutti i membri della mia categoria.


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categorie: pensieri
mercoledì, 07 maggio 2008

VORREI MA NON POSSO

Abbiate pazienza.
Cinque ore di lezione, prove generali col regista al Teatro Cantiere Florida per la lettura pubblica dantesca, due consigli di classe e la diretta con Vic.

So' bell'a letto.

Mi giustifico.

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categorie: ci vuole un fisico bestiale
martedì, 06 maggio 2008

SEE YOU TOMORROW

Domani (doventassi cieca) scrivo venti post.

Perché di tempo ce n'ho poco, ma moio dalla voglia.


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categorie: brevi
martedì, 06 maggio 2008

SLITTAMENTI E CAMBIAMENTI

Slitta la data d'uscita del mio secondo libro.

Non più il 3 ma il 10 giugno.

Cambiano anche il titolo e (più che altro) la copertina.

Infatti quella di prima mi piaceva moltissimo.


postato da: laprofepuntoit alle ore 23:10 | p-link | commenti (27): inline | commenti (27): popup
categorie: libro
martedì, 06 maggio 2008

SEGNALI

Nelle quattro notti trascorse in Maremma ho sognato panorami verdi, uccelli dal canto incantato, donnole che attraversavano la strada sculettando, pecore che salutavano con la zampa al mio passaggio, ciuchini docili che si facevano accarezzare il giro-bocca, ghiandaie bianconere, querce dal verde nuovo, panorami irreali e un cielo che non finiva mai.

Nella notte del rientro a Firenze ho sognato che una palazzina medievale crollava addosso a me e a mio fratello. Non morivamo, però ci ammaccavamo i malleoli.

Vorrà pure dir qualcosa.


postato da: laprofepuntoit alle ore 17:20 | p-link | commenti (21): inline | commenti (21): popup
categorie: maremmaimpestata
mercoledì, 30 aprile 2008

PARTENZA INTELLIGENTE

Speriamo.

postato da: laprofepuntoit alle ore 20:54 | p-link | commenti (52): inline | commenti (52): popup
categorie: brevi
mercoledì, 30 aprile 2008

GRAZIE A...

Ultimissimi, frenetici giorni di messa a punto del libro.

Nel primo, coi ringraziamenti, ero rimasta circoscritta alle poche persone effettivamente coinvolte nell'operazione.

In questo secondo mi sono allargata.

Vigilate (eheheheh).

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categorie: libro
lunedì, 28 aprile 2008

LA CENA MANCATA

Raduno plenario di adorabili bischeroni questa sera a casa d'Immerda.

Lo studente più alto che io abbia mai incontrato tra i banchi di tutte le scuole attraverso cui sono passata ci aveva invitati tutti a San Casciano, i suoi compagni di classe e me.

Per loro, un menù cannibale.

Per me, un menù dell'orto.

Ma io non ci sono potuta andare.

E io adesso me li immagino a ridermi dietro per il motivo che ho confidato loro, in un rigurgito di sincerità probabilmente eccessiva.


postato da: laprofepuntoit alle ore 23:35 | p-link | commenti (38): inline | commenti (38): popup
categorie: cene di classe
lunedì, 28 aprile 2008

COME IL SOLE A MEZZOGIORNO

Con OminoUno, OminoDue e SuperDonnina ci siamo fermati a scuola dopo le lezioni.

Ingurgitato ognuno il proprio panino casereccio, abbiamo occupato le nostre consuete postazioni ai computer dell'aula di Informatica e ci siamo messi all'opera, ma dovremo ritrovarci una terza volta per terminare la trascrizione di tutti i testi prodotti dai primini in questo loro primo anno di permanenza (che io credo felice) alle scuole medie.

"Ci vorrebbe un po' di musica" ha detto a un certo punto OminoDue, colpito a sorpresa da una botta di sonno postprandiale.

Il signor Mac ha frugato nel cassetto di I-Tunes e ha fatto partire qualche nota di melodico rock.

Mentre loro non guardavano, li ho guardati io, e due versi di un album che sto ascoltando molto in questi giorni mi hanno attraversato la mente.

Siamo come il sole a mezzogiorno

senza più nessuna ombra intorno.


postato da: laprofepuntoit alle ore 23:23 | p-link | commenti (8): inline | commenti (8): popup
categorie: vita di classe
domenica, 27 aprile 2008

LA CODA IN DIRETTA

"Amore come va?" chiedo al Pepo che sta rientrando a casa dopo due giorni di assenza.
"Ciao Pepina! Ti stavo pensando, sai, sono sulla via del ritorno, tranquilla, va tutto beniss...".

Non ha fatto in tempo a finire la frase che s'è visto ingoiare da una coda senza possibilità di uscita, salvezza, fuga.

Ora, prigioniero nell'abitacolo, impreca e attribuisce a me la responsabilità della sua personalissima tragedia.


postato da: laprofepuntoit alle ore 16:54 | p-link | commenti (15): inline | commenti (15): popup
categorie: conosci il pepo
domenica, 27 aprile 2008

GREATEST HITS DELLA DOMENICA MATTINA

Quei due irrecuperabili svarionati di Vittoriano Borbotto e Carlotta Strilla (tornati felicemente insieme al piano sotto il mio),  presumibilmente per celebrare l'esplosa primavera, hanno spalancato (come me) le finestre del loro appartamento.

Hanno poi (a differenza di me) svalvolato a dodici il volume dello stereo e ora diffondono nell'aria aprica le note di "Certi amori", "La solitudine", "Come saprei", "Aria", "Meravigliosa creatura" e "Bruci la città", cantate da non so chi IN FALSETTO.

Nel frattempo, io diffondo (e cerco di indirizzare verso di loro) il tanfo degli asparagi che sto cuocendo a vapore.

In seconda istanza, rovescerò un vaso di nota piscia puzzolente sui loro panni stesi al sole.

postato da: laprofepuntoit alle ore 12:45 | p-link | commenti (7): inline | commenti (7): popup
categorie: vicini di casa
domenica, 27 aprile 2008

QUARANT'ANNI COL COLLARE

Nei miei anni all'oratorio c'è sempre stato lui.

All'epoca era molto giovane, ma i capelli sale e pepe ce li aveva già.

Decontestualizzando l'espressione dal romanzo a cui dà il titolo, avrei potuto chiamarlo "il prete bello", perché a modo suo lo era.

Il corpo solido, gli occhi piccoli e pieni di luce, le mani larghe, i modi ruvidi e graffianti. Ogni volta che mi scappava di bocca un vaffanculo mi tirava certe labbrate che le guance mi rimanevano rosse per mezz'ora. Ogni volta che dalla bocca mi usciva una considerazione intelligente mi guardava con amore e stima.

M'insegnò a "leggere", a pensare, ad accettare, a capire, a soffrire, e un po' anche a perdonare.

M'iscrisse al liceo classico quando TomTom Daddy -per la paura che non riuscissi a sostenerne il carico di studio- si rifiutò di farlo. E, poche settimane prima che cominciassi la quarta ginnasio, al mare, mi tenne un corso accelerato di latino, spedendomi in classe con le cinque declinazioni, le quattro coniugazioni e le due classi di aggettivi perfettamente assimilate.

Rispose sempre a tutte le mie lettere, ascoltò tutte le mie confessioni, ebbe consigli utili e lungimiranti.

Come tutti gli esseri umani, un giorno mi deluse e non l'ho cercato più.

Ma tutto quello che mi aveva detto, insegnato e dato mi è rimasto dentro e un'alta percentuale dei miei pochi lati positivi è dovuta a quella persona e a quell'ambiente in cui sono cresciuta, da cui a un certo punto mi sono distaccata, ma che non ho mai rinnegato.

Oggi festeggia quarant'anni di abito scuro e di collare bianco, quel prete bello che ha contribuito a rendere bella la mia vita.





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categorie: amarcord
domenica, 27 aprile 2008

PROPOSITI E RIPENSAMENTI

La parte attiva, altruista e generosa di me pensa: "Potresti approfittare di questa splendida giornata di sole per rigirare la casa come un calzino, pulirla tutta da cima a fondo, fare mille lavatrici, stirare i panni asciutti man mano che li ritiri dal filo alla finestra, spolverare le librerie, passare la scopa elettrica e dare il cencio in terra. Al suo imminente ritorno, il Pepo troverebbe non più quaranta metri quadri di casino, ma una reggia di ordine".

La parte cazzona, rimandina, spallarotonda e godereccia di me sibila: "Dovresti sbarazzarti una volta per tutte di quella stakanovista scema".

postato da: laprofepuntoit alle ore 10:53 | p-link | commenti (11): inline | commenti (11): popup
categorie: pensieri
domenica, 27 aprile 2008

A CIASCUNO IL SUO RISVEGLIO

Ha appena chiamato il Rondine.

"Che fate?" gli chiedo.
"Mah, senti, ci siamo svegliati tutti e tre alle otto, abbiamo fatto colazione, ci siamo messi a ballare una mezz'ora, ora Franco ridorme e quando si sveglia si va a Loro Ciuffenna a fare la seconda colazione al bar della piazza centrale. Te?".

Eh, io vorrei avere la macchina per andare a trovarli.

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categorie: parentado
domenica, 27 aprile 2008

UNA LETTATA DI UOMINI

Costretta a una notte solitaria per assenza (giustificata) del mio fidanzato, ieri sera ho imbastito un festino di tutto rispetto invitando individui di sesso rigorosamente maschile.

Nell'ordine:

-Bubu
-Cencino
-Il signor Mac
-Woody Allen da giovane

La situazione poteva dirsi senza ombra di dubbio movimentata: Bubu si lamentava dell'imprevisto affollamento e reclamava a presenza del Pepo, autore di una quotidiana selezione degli ospiti da accogliere nel letto; Cencino urlava perché (per creare l'atmosfera) l'avevo piazzato sulla lampada a fare ombra e si sentiva andare a fuoco; il signor Mac, con il suo aspetto candido, fingeva che quella collocazione (appollaiato sopra la mia pancia) fosse sua da sempre e alzava il volume per imporsi sugli altri; Woody Allen tentava  in tutti i modi  di  raccontarci  la storia di una certa Anna e delle  sue sorelle.

Mi sono addormentata che quelli ancora discutevano tra loro.



postato da: laprofepuntoit alle ore 10:05 | p-link | commenti (7): inline | commenti (7): popup
categorie: varie ed eventuali
giovedì, 24 aprile 2008

SCAMBI CULTURALI

Io gli ho spiegato l'onomatopea e ho portato come esempio il celeberrimo "gulp!" dei fumetti.

Lui si è ricordato di avere in casa un cofanetto di "Supergulp!", la trasmissione televisiva di Guido De Maria e Giancarlo Governi di cui mi sono avidamente cibata quando avevo la sua età.

Io gli ho chiesto: "Cosa mi rispondi se ti dico: Ebbene sì, maledetto Carter ?".

Lui ha esclamato, sicuro: "Hai vinto anche stavolta !".

Indi siamo scoppiati in una risata alla faccia di quel bischero di Stanislao Munisky.


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categorie: vita di classe
giovedì, 24 aprile 2008

BELLO COME UN SOGNO

Sono andata a trovare il babbo e la mamma e, siccome il babbo aveva da fare, siamo uscite da sole, io e lei.

Un giro nel paese, come ai vecchi tempi.

Giù nella piazza, dietro alle scuole elementari, una sosta dal fornaio Canu per uno spicchio di panello all'olio, una vasca lungo il Corso Italia e quindi nel viale.

"Però passiamo da via Vittorio Veneto" ha detto la mamma.

Via Vittorio Veneto costeggia tutto il viale Diaz. Percorrendola, vedi benissimo chi passeggia nel viale parallelo, vedi i vecchini che sostano sulle panchine, i bambini in bicicletta, le mamme che li sorvegliano attente.

A un certo punto ho visto un cane.

"Guarda quel beagle come assomiglia a Nello" le ho detto.

"Davvero... Madonnina, fa impressione, gli assomiglia proprio tanto".

"Guarda, la stessa punta bianca sulla coda...".

"Sì".

"E lo stesso mantello nero sulla groppa, proprio uguale a Nello...".

"E' impressionante".

"Ma poi guarda: cammina come lui. Vedi che struscia in terra la parte esterna delle unghie quando porta la zampa in avanti? Te lo ricordi come faceva Nello?".

"Me lo ricordo sì, non me ne parlare che mi viene un groppo".

"Madonna come gli assomiglia, non lo posso guardare, è identico. Identico a Nello.".

"Via, non lo guardare allora".

E invece l'ho guardato. E riguardato. E riguardato ancora. Ogni dettaglio, ogni minima parte del suo corpo basso e tozzo mi ricordava il mio cane scomparso da tre anni. La padella dell'orecchio larga e carnosa, le venone in rilievo. L'occhio truccato di kajal, la macchiolina bianca vicina al collare, il pettorino imponente e fiero, lo sguardo da finto distratto.

E' stato più forte di me.

A trattenerlo non ce l'ho fatta, quel grido che mi è nato nel ventre e mi si è arrampicato lungo la gola spingendo per uscire e diventare suono.

"NELLO!" ho urlato mentre mi sentivo stupida e cretina, perché il mio cane è morto, morto da un tempo che mi pare infinito, morto per sempre, morto che non si potrà mai tornare indietro.

Il cane, di scatto, si è voltato.

La testa verso destra a una velocità tale da fargli rigirare l'orecchio opposto.

Con gli occhi di nocciola, identici, perfettamente identici a quelli del mio cane, mi ha messo a fuoco, come faceva lui quando mi scorgeva da lontano ma dubitava che fossi veramente io fino a che non gli arrivava l'odore della mia pelle.

"Oddio..." ha sussurrato la mia mamma.

"Non è possibile..." ho balbettato io.

E le gambe, senza che ancora il cervello avesse dato loro l'ordine di farlo, si sono messe a correre, di più, sempre di più, lungo la via, verso il ponticino che la congiunge al viale.

"Non è possibile... non ci credo..." mi ripetevo, ma ci credevo e volevo solo che fosse possibile.

Avevo ai piedi i miei stivali neri con il tacco alto e rumoroso, correndo sopra il ponte provocavo un tu-tum che era lo stesso del mio cuore.

"Non è possibile..." e mi battevano le tempie.

"Non è possibile..." e mi tremavano le gambe.

"Non è possibile..." e mi si bagnavano gli occhi per il vento, la corsa, l'emozione, la paura.

La paura che non fosse vero.

La paura che invece lo fosse.

La paura di essere impazzita, o di impazzire.

Avevo sempre pensato che sarei impazzita, se la vita mi avesse fatto riabbracciare Nello.

L'ho riabbracciato.

Lui aveva quell'odore che gli ho sentito addosso per tredici anni, aveva quei gesti, quella voce roca e bassa, quello scodinzolìo elegante e inscindibile dal culo.

Era lui.

Era proprio lui.

"Nello, Nello, amore, dove sei stato, dove eri finito, Nello..." gli ho detto all'orecchio, e non ricordo se sussurravo o urlavo, perché il controllo di me l'avevo perso ed ero smarrita nei suoi baci umidi di cane.

La mamma è arrivata ansimante, stravolta in viso, incredula, stordita, incapace di scegliere tra il pianto e il riso.

"Nello...".

Nello ha tirato su le zampe anteriori e gliele ha appoggiate al petto. Lei, chinata sulle gambe, non credeva a quello che vedeva, toccava e respirava.

Abbiamo ritrovato Nello, il nostro cane.

"Dove sei stato tutto questo tempo? Dov'eri?" gli ho domandato come se lui potesse capirmi e darmi una risposta.

Si è staccato dai nostri abbracci e ha inforcato una strada. Noi dietro a lui, zitte, ubbidienti, concentrate.

Ci ha portate a casa di due anziane sorelle nubili, che ci hanno aperto la porta e invitato a entrare. Che ci hanno fatto sedere e dato acqua da bere. Che ci hanno spiegato cosa fosse successo al nostro cane.

"Lo trovammo tre anni fa lungo una strada di campagna, si era perso, aveva fame ed era molto stanco. Lo portammo a casa nostra e decidemmo di tenerlo. E' così buono e intelligente... E dunque è vostro? E vorreste riprendervelo? Va bene... a noi va bene... basta che lui voglia seguirvi. Nello, vuoi andare con queste due signore?".

Ci siamo alzate.

Si è alzato anche lui.

Ci siamo avviate verso la porta.

Lui ci ha seguite.

E' tornato a casa con noi.

Finché mi sono svegliata dalla gioia.

 


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categorie: voglia di pelo
giovedì, 24 aprile 2008

A PROPOSITO DI SUPERCAZZOLE

Il Rondine e Patatina Fritta hanno chiamato il prete per concordare il battesimo di Franco.

"Avete dimestichezza con il rito? -chiede il sacerdote- Avete mai assistito ad un battesimo?".

Loro hanno risposto "Sì sì, avoglia, come no! Amici miei! L'architetto Melandri co' iccapo pigiato nel fonte battesimale!".

Pare che al momento sia tutto in forse.


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categorie: parentado
mercoledì, 23 aprile 2008

E' STATO BELLO

E' stato bello, oggi all'una e dieci, vedere uscire tutti dalle classi e assistere allo svuotamento della scuola pur senza farne parte.

E' stato bello sedersi a un banchino vicino alla finestra, scartare un involto, estrarne una mattonella di pizza al pomodoro e azzannarne un pezzo in compagnia dei miei due omìni di prima.

Omìno Uno ha spalancato un fagottino da cui hanno fatto capolino alcune fette di prosciutto crudo soffocate da qualche palettata di ricotta di montagna.

Omìno Due si è fatto sorprendere dalla più classica delle accoppiate: cotto e fontina.

Omìno Uno poi ha sfoderato il colpo di scena finale: un quadrato di crostata.

"Vuoi? Vuole?".

Ispirata dal desiderio di condivisione, ho sventrato due yogurt magri anziché uno.

Poi, rifocillati e dissetati con Acqua Vera del Rubinetto dei Bagni, abbiamo aperto l'aula di Informatica, abbiamo acceso tre computer, abbiamo preso posizione e ci siamo messi all'opera.

A Omino Uno e Due ho dato piena facoltà di correzione e aggiustamento.

Per la fine della scuola sarà pronto anche questo libro. Rustico, fatto in casa, scritto da tutti gli omìni e tutte le donnine di quella classe bella, autoprodotto, autobattuto, autostampato, autodistribuito.

"Hai presentato un progetto al Preside per fare questa cosa?" mi ha chiesto una collega quando, alle quattro, sono passata dall'aula professori prima di tornare a casa.

Non ho presentato né chiesto nulla a nessuno.

Perché non ci penso, non me ne ricordo e, fondamentalmente, non me ne frega nulla.

  

  


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categorie: vita di classe
mercoledì, 23 aprile 2008

CHIARIMENTI

E comunque il 3 giugno, in libreria, ci sarà il mio libro.

Io sarò a scuola (di mattina) e a casa (di pomeriggio).


postato da: laprofepuntoit alle ore 23:01 | p-link | commenti (282): inline | commenti (282): popup
categorie: libro
lunedì, 21 aprile 2008

APPUNTAMENTO IN LIBRERIA

Un intero pomeriggio in compagnia dell'editor a controllare, rileggere e mettere a punto.

Il 3 giugno torno in libreria con trecento pagine completamente inedite.

Tremate.


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categorie: libro
venerdì, 18 aprile 2008

TUTTA PER NOI

"Domani racconterò questa bellissima serata sul mio blog" ho detto ieri sera ai miei amici e alla festeggiata.

"No, dai, teniamocela tutta per noi" hanno replicato loro.

Sì, hanno ragione, teniamocela tutta per noi.


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categorie: amici della profe
giovedì, 17 aprile 2008

MEZZO GIORNO PER ME

Mi prendo mezzo giorno tutto per me e faccio un anda-e-rianda nella mia terra d'origine.

Mi aspettano TomTom Daddy e Sgomèa per un saluto, conto di incrociare Patatina Fritta per potermi sbaciucchiare il grande Franco e (motivo principale della rapida trasferta) raggiungo gli amici che ho avuto per studenti cinque anni fa al serale dei Geometri.

L'unica donna della classe festeggia con noi il suo compleanno.

Vado, godo e torno.


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categorie: parentado, cene di classe
giovedì, 17 aprile 2008

IN CORRIDOIO

"Hai visto che tragedia?" mi dice una stimata collega stamani al cambio dell'ora.

"Davvero: una vera tragedia" le rispondo.

"Questa è la fine" ribatte.

"La fine di tutto" convengo.

"Come facciamo a tacere?" mi chiede.

"Io non taccio: ne ho parlato ieri in terza" le dico.

"Anch'io, coi più grandi" mi confida.

Poi, percorrendo il corridoio, penso che l'unica sarebbe copiare la scelta di Salvemini e levarsi di torno fino al ritorno (se mai torneranno) di tempi migliori.

 


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categorie: vita di classe
giovedì, 17 aprile 2008

IDEE PER UN TEMA

Se c'è una cosa che odio, è assegnare titoli di temi che non piacciono.

Ho sempre goduto quando (alle superiori) gli studenti tergiversavano nella scelta della traccia perché (dicevano) gli piacevano tutte.

Così ai primini, che domani avranno il compito in classe, ho chiesto su cosa vorrebbero scrivere.

"Storie fantastiche!".

"I racconti dei nonni!".

"La nostra giornata tipo!".

"I nostri familiari!".

"Gli animali!".

Penso che dovrebbero aprire tutti quanti un blog.

 


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giovedì, 17 aprile 2008

IN CONFIDENZA

Ricevo e pubblico (dietro autorizzazione) spassosa mail inviatami da alunna primina dominata da indomabile passione per la pesca:

"Profe, sono sotto la pioggia con il mio portatile per la gara di pesca. Mi sa che si riprende domani alle 6:00 di mattina. Per ora sono seconda in classifica. Però il primo ha barato perchè ha preso un gatto con il grano turco e invece si doveva pescare con il fegatino di pollo. Questo significa che sono prima. A domani, la sua piccola pescatrice".

L'essere destinataria di queste confidenze mi esalta.


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giovedì, 17 aprile 2008

AH, L'AMORE

"Tu, Ettore, sei per me padre, madre, fratello, giovane sposo" dice Andromaca a suo marito, poco prima che costui (offerti i sacrifici ad Atena nel tentativo di placarla) torni al campo di battaglia.

"Chi vuole provare a spiegare cosa significano queste bellissime parole?" chiedo ai primini nell'ora di Epica.

"Che lei lo amava molto".

"Che lui era tutta la sua famiglia".

"Che per lui provava tanti sentimenti amorosi diversi".

Poteva essere una lezione normalissima e tranquilla.

Da lì a scivolare in tutte le cotte che hanno raccattato in questo primo anno alle scuole medie, è stato un attimo.

 


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giovedì, 17 aprile 2008

COME UNA TARTARUGA

La contemplazione assorta e rapita del proprio corpo in (fin troppo evidente) trasformazione cattura l'attenzione dei terzini, che sovente si distraggono per controllare l'espansione del proprio bicipite o il rigonfiamento mammario della compagna.

"La lezione è qui, non lì!" tuono allora dalla lavagna indicando me stessa, il libro che tengo in mano o il gesso di cui mi servo per fissare le parole chiave di ciò che sto dicendo.

Loro sussultano, fanno il viso rosso e la buttano sul ridere.

"Profe, si faccia mostrare gli addominali da lui" mi dicono indicando un compagno in prima fila.

"Perché?! Che addominali avrà mai?!" li stuzzico.

"Addominali come i suoi non li ha mai visti!".

"Eh, capirai...".

"Davvero profe! Guardi! Ha la famosa tartaruga!".

Infatti il tipo (noto calciatorhe del quartierhe, elemento sporhtivissimo, oltrhe che socievole e simpatico), con fare navigato, solleva la maglietta e mostra i suoi bei rettangolini scolpiti e inchiodati all'altezza dello stomaco.

"Non posso alzarmi la maglietta come voi, altrimenti vi farei vedere che la tartaruga agli addominali ce l'ho anch'io" replico seria.

Loro, altrettanto seriamente, rispondono che la mia è gigante, si chiama Cheli (come quella che D'Annunzio lasciava libera nel parco del Vittoriale e che fece imbalsamare dopo che fu morta per indigestione) e che me la sono ingoiata tutta intera, guscio compreso.

Mi sbuccio dalle risate e convengo con la loro spietata teoria.


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