SEE YOU TOMORROW
Domani (doventassi cieca) scrivo venti post.
Perché di tempo ce n'ho poco, ma moio dalla voglia.
SLITTAMENTI E CAMBIAMENTI
Slitta la data d'uscita del mio secondo libro.
Non più il 3 ma il 10 giugno.
Cambiano anche il titolo e (più che altro) la copertina.
Infatti quella di prima mi piaceva moltissimo.
SEGNALI
Nelle quattro notti trascorse in Maremma ho sognato panorami verdi, uccelli dal canto incantato, donnole che attraversavano la strada sculettando, pecore che salutavano con la zampa al mio passaggio, ciuchini docili che si facevano accarezzare il giro-bocca, ghiandaie bianconere, querce dal verde nuovo, panorami irreali e un cielo che non finiva mai.
Nella notte del rientro a Firenze ho sognato che una palazzina medievale crollava addosso a me e a mio fratello. Non morivamo, però ci ammaccavamo i malleoli.
Vorrà pure dir qualcosa.
LA CENA MANCATA
Raduno plenario di adorabili bischeroni questa sera a casa d'Immerda.
Lo studente più alto che io abbia mai incontrato tra i banchi di tutte le scuole attraverso cui sono passata ci aveva invitati tutti a San Casciano, i suoi compagni di classe e me.
Per loro, un menù cannibale.
Per me, un menù dell'orto.
Ma io non ci sono potuta andare.
E io adesso me li immagino a ridermi dietro per il motivo che ho confidato loro, in un rigurgito di sincerità probabilmente eccessiva.
COME IL SOLE A MEZZOGIORNO
Con OminoUno, OminoDue e SuperDonnina ci siamo fermati a scuola dopo le lezioni.
Ingurgitato ognuno il proprio panino casereccio, abbiamo occupato le nostre consuete postazioni ai computer dell'aula di Informatica e ci siamo messi all'opera, ma dovremo ritrovarci una terza volta per terminare la trascrizione di tutti i testi prodotti dai primini in questo loro primo anno di permanenza (che io credo felice) alle scuole medie.
"Ci vorrebbe un po' di musica" ha detto a un certo punto OminoDue, colpito a sorpresa da una botta di sonno postprandiale.
Il signor Mac ha frugato nel cassetto di I-Tunes e ha fatto partire qualche nota di melodico rock.
Mentre loro non guardavano, li ho guardati io, e due versi di un album che sto ascoltando molto in questi giorni mi hanno attraversato la mente.
Siamo come il sole a mezzogiorno
senza più nessuna ombra intorno.
SCAMBI CULTURALI
Io gli ho spiegato l'onomatopea e ho portato come esempio il celeberrimo "gulp!" dei fumetti.
Lui si è ricordato di avere in casa un cofanetto di "Supergulp!", la trasmissione televisiva di Guido De Maria e Giancarlo Governi di cui mi sono avidamente cibata quando avevo la sua età.
Io gli ho chiesto: "Cosa mi rispondi se ti dico: Ebbene sì, maledetto Carter ?".
Lui ha esclamato, sicuro: "Hai vinto anche stavolta !".
Indi siamo scoppiati in una risata alla faccia di quel bischero di Stanislao Munisky.
BELLO COME UN SOGNO
Sono andata a trovare il babbo e la mamma e, siccome il babbo aveva da fare, siamo uscite da sole, io e lei.
Un giro nel paese, come ai vecchi tempi.
Giù nella piazza, dietro alle scuole elementari, una sosta dal fornaio Canu per uno spicchio di panello all'olio, una vasca lungo il Corso Italia e quindi nel viale.
"Però passiamo da via Vittorio Veneto" ha detto la mamma.
Via Vittorio Veneto costeggia tutto il viale Diaz. Percorrendola, vedi benissimo chi passeggia nel viale parallelo, vedi i vecchini che sostano sulle panchine, i bambini in bicicletta, le mamme che li sorvegliano attente.
A un certo punto ho visto un cane.
"Guarda quel beagle come assomiglia a Nello" le ho detto.
"Davvero... Madonnina, fa impressione, gli assomiglia proprio tanto".
"Guarda, la stessa punta bianca sulla coda...".
"Sì".
"E lo stesso mantello nero sulla groppa, proprio uguale a Nello...".
"E' impressionante".
"Ma poi guarda: cammina come lui. Vedi che struscia in terra la parte esterna delle unghie quando porta la zampa in avanti? Te lo ricordi come faceva Nello?".
"Me lo ricordo sì, non me ne parlare che mi viene un groppo".
"Madonna come gli assomiglia, non lo posso guardare, è identico. Identico a Nello.".
"Via, non lo guardare allora".
E invece l'ho guardato. E riguardato. E riguardato ancora. Ogni dettaglio, ogni minima parte del suo corpo basso e tozzo mi ricordava il mio cane scomparso da tre anni. La padella dell'orecchio larga e carnosa, le venone in rilievo. L'occhio truccato di kajal, la macchiolina bianca vicina al collare, il pettorino imponente e fiero, lo sguardo da finto distratto.
E' stato più forte di me.
A trattenerlo non ce l'ho fatta, quel grido che mi è nato nel ventre e mi si è arrampicato lungo la gola spingendo per uscire e diventare suono.
"NELLO!" ho urlato mentre mi sentivo stupida e cretina, perché il mio cane è morto, morto da un tempo che mi pare infinito, morto per sempre, morto che non si potrà mai tornare indietro.
Il cane, di scatto, si è voltato.
La testa verso destra a una velocità tale da fargli rigirare l'orecchio opposto.
Con gli occhi di nocciola, identici, perfettamente identici a quelli del mio cane, mi ha messo a fuoco, come faceva lui quando mi scorgeva da lontano ma dubitava che fossi veramente io fino a che non gli arrivava l'odore della mia pelle.
"Oddio..." ha sussurrato la mia mamma.
"Non è possibile..." ho balbettato io.
E le gambe, senza che ancora il cervello avesse dato loro l'ordine di farlo, si sono messe a correre, di più, sempre di più, lungo la via, verso il ponticino che la congiunge al viale.
"Non è possibile... non ci credo..." mi ripetevo, ma ci credevo e volevo solo che fosse possibile.
Avevo ai piedi i miei stivali neri con il tacco alto e rumoroso, correndo sopra il ponte provocavo un tu-tum che era lo stesso del mio cuore.
"Non è possibile..." e mi battevano le tempie.
"Non è possibile..." e mi tremavano le gambe.
"Non è possibile..." e mi si bagnavano gli occhi per il vento, la corsa, l'emozione, la paura.
La paura che non fosse vero.
La paura che invece lo fosse.
La paura di essere impazzita, o di impazzire.
Avevo sempre pensato che sarei impazzita, se la vita mi avesse fatto riabbracciare Nello.
L'ho riabbracciato.
Lui aveva quell'odore che gli ho sentito addosso per tredici anni, aveva quei gesti, quella voce roca e bassa, quello scodinzolìo elegante e inscindibile dal culo.
Era lui.
Era proprio lui.
"Nello, Nello, amore, dove sei stato, dove eri finito, Nello..." gli ho detto all'orecchio, e non ricordo se sussurravo o urlavo, perché il controllo di me l'avevo perso ed ero smarrita nei suoi baci umidi di cane.
La mamma è arrivata ansimante, stravolta in viso, incredula, stordita, incapace di scegliere tra il pianto e il riso.
"Nello...".
Nello ha tirato su le zampe anteriori e gliele ha appoggiate al petto. Lei, chinata sulle gambe, non credeva a quello che vedeva, toccava e respirava.
Abbiamo ritrovato Nello, il nostro cane.
"Dove sei stato tutto questo tempo? Dov'eri?" gli ho domandato come se lui potesse capirmi e darmi una risposta.
Si è staccato dai nostri abbracci e ha inforcato una strada. Noi dietro a lui, zitte, ubbidienti, concentrate.
Ci ha portate a casa di due anziane sorelle nubili, che ci hanno aperto la porta e invitato a entrare. Che ci hanno fatto sedere e dato acqua da bere. Che ci hanno spiegato cosa fosse successo al nostro cane.
"Lo trovammo tre anni fa lungo una strada di campagna, si era perso, aveva fame ed era molto stanco. Lo portammo a casa nostra e decidemmo di tenerlo. E' così buono e intelligente... E dunque è vostro? E vorreste riprendervelo? Va bene... a noi va bene... basta che lui voglia seguirvi. Nello, vuoi andare con queste due signore?".
Ci siamo alzate.
Si è alzato anche lui.
Ci siamo avviate verso la porta.
Lui ci ha seguite.
E' tornato a casa con noi.
Finché mi sono svegliata dalla gioia.
A PROPOSITO DI SUPERCAZZOLE
Il Rondine e Patatina Fritta hanno chiamato il prete per concordare il battesimo di Franco.
"Avete dimestichezza con il rito? -chiede il sacerdote- Avete mai assistito ad un battesimo?".
Loro hanno risposto "Sì sì, avoglia, come no! Amici miei! L'architetto Melandri co' iccapo pigiato nel fonte battesimale!".
Pare che al momento sia tutto in forse.
E' STATO BELLO
E' stato bello, oggi all'una e dieci, vedere uscire tutti dalle classi e assistere allo svuotamento della scuola pur senza farne parte.
E' stato bello sedersi a un banchino vicino alla finestra, scartare un involto, estrarne una mattonella di pizza al pomodoro e azzannarne un pezzo in compagnia dei miei due omìni di prima.
Omìno Uno ha spalancato un fagottino da cui hanno fatto capolino alcune fette di prosciutto crudo soffocate da qualche palettata di ricotta di montagna.
Omìno Due si è fatto sorprendere dalla più classica delle accoppiate: cotto e fontina.
Omìno Uno poi ha sfoderato il colpo di scena finale: un quadrato di crostata.
"Vuoi? Vuole?".
Ispirata dal desiderio di condivisione, ho sventrato due yogurt magri anziché uno.
Poi, rifocillati e dissetati con Acqua Vera del Rubinetto dei Bagni, abbiamo aperto l'aula di Informatica, abbiamo acceso tre computer, abbiamo preso posizione e ci siamo messi all'opera.
A Omino Uno e Due ho dato piena facoltà di correzione e aggiustamento.
Per la fine della scuola sarà pronto anche questo libro. Rustico, fatto in casa, scritto da tutti gli omìni e tutte le donnine di quella classe bella, autoprodotto, autobattuto, autostampato, autodistribuito.
"Hai presentato un progetto al Preside per fare questa cosa?" mi ha chiesto una collega quando, alle quattro, sono passata dall'aula professori prima di tornare a casa.
Non ho presentato né chiesto nulla a nessuno.
Perché non ci penso, non me ne ricordo e, fondamentalmente, non me ne frega nulla.
CHIARIMENTI
E comunque il 3 giugno, in libreria, ci sarà il mio libro.
Io sarò a scuola (di mattina) e a casa (di pomeriggio).
TUTTA PER NOI
"Domani racconterò questa bellissima serata sul mio blog" ho detto ieri sera ai miei amici e alla festeggiata.
"No, dai, teniamocela tutta per noi" hanno replicato loro.
Sì, hanno ragione, teniamocela tutta per noi.
MEZZO GIORNO PER ME
Mi prendo mezzo giorno tutto per me e faccio un anda-e-rianda nella mia terra d'origine.
Mi aspettano TomTom Daddy e Sgomèa per un saluto, conto di incrociare Patatina Fritta per potermi sbaciucchiare il grande Franco e (motivo principale della rapida trasferta) raggiungo gli amici che ho avuto per studenti cinque anni fa al serale dei Geometri.
L'unica donna della classe festeggia con noi il suo compleanno.
Vado, godo e torno.
IN CORRIDOIO
"Hai visto che tragedia?" mi dice una stimata collega stamani al cambio dell'ora.
"Davvero: una vera tragedia" le rispondo.
"Questa è la fine" ribatte.
"La fine di tutto" convengo.
"Come facciamo a tacere?" mi chiede.
"Io non taccio: ne ho parlato ieri in terza" le dico.
"Anch'io, coi più grandi" mi confida.
Poi, percorrendo il corridoio, penso che l'unica sarebbe copiare la scelta di Salvemini e levarsi di torno fino al ritorno (se mai torneranno) di tempi migliori.
IDEE PER UN TEMA
Se c'è una cosa che odio, è assegnare titoli di temi che non piacciono.
Ho sempre goduto quando (alle superiori) gli studenti tergiversavano nella scelta della traccia perché (dicevano) gli piacevano tutte.
Così ai primini, che domani avranno il compito in classe, ho chiesto su cosa vorrebbero scrivere.
"Storie fantastiche!".
"I racconti dei nonni!".
"La nostra giornata tipo!".
"I nostri familiari!".
"Gli animali!".
Penso che dovrebbero aprire tutti quanti un blog.
IN CONFIDENZA
Ricevo e pubblico (dietro autorizzazione) spassosa mail inviatami da alunna primina dominata da indomabile passione per la pesca:
"Profe, sono sotto la pioggia con il mio portatile per la gara di pesca. Mi sa che si riprende domani alle 6:00 di mattina. Per ora sono seconda in classifica. Però il primo ha barato perchè ha preso un gatto con il grano turco e invece si doveva pescare con il fegatino di pollo. Questo significa che sono prima. A domani, la sua piccola pescatrice".
L'essere destinataria di queste confidenze mi esalta.
AH, L'AMORE
"Tu, Ettore, sei per me padre, madre, fratello, giovane sposo" dice Andromaca a suo marito, poco prima che costui (offerti i sacrifici ad Atena nel tentativo di placarla) torni al campo di battaglia.
"Chi vuole provare a spiegare cosa significano queste bellissime parole?" chiedo ai primini nell'ora di Epica.
"Che lei lo amava molto".
"Che lui era tutta la sua famiglia".
"Che per lui provava tanti sentimenti amorosi diversi".
Poteva essere una lezione normalissima e tranquilla.
Da lì a scivolare in tutte le cotte che hanno raccattato in questo primo anno alle scuole medie, è stato un attimo.
COME UNA TARTARUGA
La contemplazione assorta e rapita del proprio corpo in (fin troppo evidente) trasformazione cattura l'attenzione dei terzini, che sovente si distraggono per controllare l'espansione del proprio bicipite o il rigonfiamento mammario della compagna.
"La lezione è qui, non lì!" tuono allora dalla lavagna indicando me stessa, il libro che tengo in mano o il gesso di cui mi servo per fissare le parole chiave di ciò che sto dicendo.
Loro sussultano, fanno il viso rosso e la buttano sul ridere.
"Profe, si faccia mostrare gli addominali da lui" mi dicono indicando un compagno in prima fila.
"Perché?! Che addominali avrà mai?!" li stuzzico.
"Addominali come i suoi non li ha mai visti!".
"Eh, capirai...".
"Davvero profe! Guardi! Ha la famosa tartaruga!".
Infatti il tipo (noto calciatorhe del quartierhe, elemento sporhtivissimo, oltrhe che socievole e simpatico), con fare navigato, solleva la maglietta e mostra i suoi bei rettangolini scolpiti e inchiodati all'altezza dello stomaco.
"Non posso alzarmi la maglietta come voi, altrimenti vi farei vedere che la tartaruga agli addominali ce l'ho anch'io" replico seria.
Loro, altrettanto seriamente, rispondono che la mia è gigante, si chiama Cheli (come quella che D'Annunzio lasciava libera nel parco del Vittoriale e che fece imbalsamare dopo che fu morta per indigestione) e che me la sono ingoiata tutta intera, guscio compreso.
Mi sbuccio dalle risate e convengo con la loro spietata teoria.